Alfredo Pedullà, intervenendo su YouTube, ha analizzato in modo approfondito il lavoro di Fabio Paratici alla Fiorentina. In particolare, Pedullà ha commentato la decisione di sollevare dall’incarico Fabio Grosso per richiamare Paolo Vanoli, ricollegandosi all’esperienza passata del direttore sportivo viola.
Riparare a errori precedenti
Pedullà ha definito l’operato di Paratici come un tentativo di rimediare ai propri errori. Secondo l’analista, l’esonero di Grosso non rappresenta un merito per il dirigente, ma piuttosto la correzione di una scelta iniziale sbagliata, avvenuta dopo soli due mesi e quattro partite. Pedullà ritiene che Paratici avrebbe dovuto confermare Vanoli, a meno di non puntare su profili di livello superiore come Conte, Klopp o Luis Enrique. L’errore di valutazione su Grosso, che Paratici conosceva dai tempi della Juventus, è considerato un passo falso grave, con ripercussioni economiche significative per la società.
La famiglia Commisso investe per ottenere risultati, non per scopi benefici, e non può essere soddisfatta di sprecare risorse finanziarie, soprattutto quando un allenatore come Grosso dichiara di non volersi dimettere. Pedullà sottolinea come certe decisioni, come la cessione di Mandragora pochi giorni prima della partita contro il Torino (con conseguente gol dell’ex), siano incomprensibili per un dirigente di medio livello. Paratici, secondo Pedullà, sta cercando di risolvere problemi da lui stesso creati, ma avrebbe dovuto prevederli prima.
Paratici senza Marotta
Pedullà ha evidenziato una netta differenza tra Paratici quando lavora a fianco di un direttore esperto e quando opera da solo. Nato come osservatore alla Sampdoria, Paratici è cresciuto sotto la guida di Marotta, prima alla Sampdoria e poi alla Juventus. Una volta affidata la gestione della Juventus a Paratici senza la supervisione di Marotta, i risultati sono stati deludenti, con episodi controversi come la vicenda Suarez e acquisti non all’altezza. L’analista sostiene che Paratici, senza la figura di riferimento di Marotta, ha mostrato un volto diverso.
La gestione della questione Kean è stata giudicata pessima, con una risoluzione che andava cercata entro fine luglio. Anche l’esperienza al Tottenham, nonostante un ingente budget di mercato, non è stata positiva. Pedullà conclude affermando che Paratici possiede le competenze tecniche, ma necessita della guida di un dirigente esperto come lo è stato Marotta per lui. Fare il direttore sportivo, secondo Pedullà, è una mansione diversa dall’essere un semplice osservatore. L’augurio è che Paratici possa crescere e che la Fiorentina veda rispettato l’ingente investimento effettuato, sottolineando la scarsità di dirigenti capaci di mantenere la rotta nel calcio italiano.