Paolo Vanoli individua nella “gioventù” il motivo principale dietro le prestazioni della sua squadra. Il tecnico utilizza questa espressione, tipica della sua generazione, per spiegare gli errori commessi dai suoi giocatori, paragonandoli a comportamenti adolescenziali. Questa giustificazione si riferisce alle recenti partite, caratterizzate da errori significativi sia in fase difensiva che offensiva. La Fiorentina si conferma infatti come la quarta squadra più giovane del campionato, con un’età media di 24,4 anni. Solo Monza (23,7), Frosinone (24) e Parma (24,1) presentano una rosa mediamente più giovane. Vanoli ha sottolineato a Dazn che alla squadra “mancano le astuzie”, ma ha anche elogiato l’impegno dei suoi ragazzi, affermando che “la squadra è giovane e possiamo solo crescere”. Gli errori, secondo il tecnico, derivano dall’inesperienza e dalla tendenza a voler strafare.
La squadra inaffidabile
La Fiorentina appare come una squadra “arraffona, a tratti isterica”, un’immagine che emerge chiaramente anche dal recente pareggio per 2-2 contro l’Atalanta. Le sensazioni confermano la natura lunatica della squadra viola, che mostra fragilità sia in difesa che in attacco. Mentre il caos in fase offensiva può essere un fattore, la mancanza di un chiaro schema difensivo complica ulteriormente le cose. Il gol del vantaggio dell’Atalanta, firmato da De Ketelaere, è nato da un’iniziativa individuale e da una “pigra” marcatura di Ndour. Il pareggio, invece, è scaturito da una serie di passaggi imprecisi e da una chimica di squadra quasi inesistente. Un lancio lungo ha permesso a De Ketelaere di controllare la palla, servire Zalewski, il quale ha superato una difesa immobile prima di battere il portiere con un sinistro sul primo palo. Questo rappresenta il 21esimo gol subito dalla Fiorentina, con una media di oltre due reti a partita. Sul fronte offensivo, invece, il caos si trasforma in un punto di forza: la Fiorentina ha raggiunto i cento dribbling riusciti, un dato che la pone al primo posto in Serie A. Questo successo è dovuto alla presenza di giocatori abili nell’uno contro uno, ma anche alla frequente mancanza di alternative organizzate.
Il talento individuale
Un esempio lampante di questa situazione è rappresentato da Franco Mastantuono. Il giovane argentino, sin dal suo arrivo in Italia, si è distinto per le sue prestazioni individuali, lottando da solo per creare occasioni. Nonostante le difficoltà nel creare un’intesa con i compagni, Mastantuono cerca costantemente il dialogo, propone movimenti e tenta numerose giocate. Alcuni lo definiscono egoista, senza considerare il contesto di una squadra spesso ferma attorno a lui. Tuttavia, un confronto con le altre partite di Serie A rivela la forte dipendenza della Fiorentina da un singolo giocatore, peraltro diciannovenne, per la creazione del gioco offensivo. Il numero trenta viola è stato il migliore nei duelli vinti (12), nelle opportunità create (3), secondo nei recuperi (8) e primo per falli subiti (4). Anche Njie, pur con un approccio più disordinato, ha dimostrato utilità, siglando un gol di testa. La frustrazione nasce dalla sensazione che “non manchi tanto per trovare una quadra”. Se qualcuno, come Vanoli, riuscisse a valorizzare il talento offensivo disponibile, la Fiorentina potrebbe finalmente invertire la rotta. Il tempo stringe, anche per una squadra giovane.