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Sarri e la Fiorentina: un amore mai nato

Maurizio Sarri, nel maggio 2024, espresse il desiderio di allenare la Fiorentina, ma la dirigenza non concretizzò mai l’interesse. Un’occasione mancata che ricorda altri intrecci storici.
Sarri e la Fiorentina: un amore mai nato Sarri e la Fiorentina: un amore mai nato

Il 20 maggio 2024, durante la presentazione del Memorial Niccolò Galli, Maurizio Sarri pronunciò una frase emblematica: “L’unico modo per venire a Firenze è suonare il campanello del Viola Park e vedere se qualcuno apre”. Con queste parole, l’allenatore lanciava chiari segnali alla Fiorentina, in un periodo in cui la piazza viola auspicava il suo arrivo. Sarri, noto per il suo calcio coinvolgente e per essere un tifoso della squadra, sembrava poter rappresentare l’inizio di un’era di successi. Tuttavia, la dirigenza viola non mostrò mai un interesse concreto e deciso, fatta eccezione per una telefonata di Pradè che arrivò solo dopo l’accordo raggiunto con la Lazio. In precedenza, nel 2021, il Corriere Fiorentino aveva riportato di una cena tra Sarri, l’allora dg Barone e il ds Pradè, smentita poi dal club, per discutere di un possibile accordo futuro. La storia di questo possibile legame si è rivelata un intreccio irrealizzabile, con Sarri considerato forse troppo ingombrante o troppo legato alla piazza. Pertanto, domani Sarri si presenterà al Franchi da avversario, rivolgendo uno sguardo ai tifosi viola che lo hanno sempre stimato e sognato, riflettendo su ciò che poteva essere e non è stato. Questa situazione ricorda in parte quella di Renzo Ulivieri, ex tecnico e tifoso viola, che negli anni Novanta, alla guida del Bologna, fu vicino a passare alla Fiorentina, ma Cecchi Gori non si mosse per contattare il presidente Gazzoi. Successivamente, ebbe anche l’opportunità di allenare la Fiorentina in C2, ma la scelta ricadde a sorpresa su Pietro Vierchowod.

Il tecnico toscano e la sua città

Oggi, il tecnico toscano è concentrato sul far decollare l’Atalanta, squadra che sembra incontrare più difficoltà del previsto nell’assimilare i suoi schemi tattici, come dimostrano anche i recenti fischi dei tifosi nerazzurri nell’ultima partita contro il Frosinone. Nonostante ciò, è probabile che prima del match a Firenze riaffiorino ricordi legati alla sua città. Sarri ha più volte espresso il suo piacere nel tornare in panchina a Firenze, vicina a casa sua: “Mia nonna abitava in Piazza Alberti, la fede della famiglia era viola e ho mille ricordi intorno allo stadio”. Ha anche aggiunto che, durante il periodo di inattività, la tifoseria viola è stata quella che gli è stata più vicina, forse per il suo legame con Piazza Alberti. Con amarezza, ha concluso: “Forse non avrò mai la fortuna di allenare la Fiorentina”. Questa sensazione sembra confermata, poiché anche nei mesi scorsi, durante l’estate, il nome di Sarri è stato accarezzato da molti, ma il ds Paratici, che aveva già lavorato con lui alla Juventus, non ha mai dato l’impressione di considerarlo tra i candidati per la panchina.

Potenziale mancato e precedente positivo

Al di là di un avvio di stagione non brillante per Sarri, ci si interroga su cosa avrebbe potuto realizzare il tecnico alla guida dell’attuale Fiorentina. La squadra viola, composta prevalentemente da giovani, avrebbe potuto beneficiare dei suoi concetti, acquisendo gradualmente un’identità precisa. Con la sua esperienza e la capacità di lavorare con i giovani, molti giocatori avrebbero potuto mostrare una crescita costante. Queste sono solo supposizioni che lasciano spazio all’attualità: oggi Sarri è un avversario che ritorna a Firenze dopo sei mesi e mezzo. L’ultima volta si presentò al Franchi con la Lazio e la Fiorentina vinse per uno a zero, grazie a un gol di Gosens. Era il 13 aprile e quella fu l’ultima vittoria interna dei viola in campionato. La partita di domani si preannuncia certamente complicata, ma chissà che i viola non possano ritrovare il feeling con il successo proprio ripartendo da questo incontro.

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