Il ruolo del direttore sportivo va ben oltre le operazioni di mercato estivo, abbracciando una serie di responsabilità e funzioni più ampie. Come spiegato da Paratici, spesso ci si aspetta da lui presentazioni elaborate, ma la sua visione è diversa: “Se pensate che fare il direttore sia solo comprare e vendere giocatori, avete sbagliato”. Il suo compito include la gestione delle relazioni con lo staff, l’allenatore e i giocatori, sia nei momenti di successo che di difficoltà. Il lavoro non si conclude con la fine del mercato; è fondamentale organizzare la società in modo che ogni componente possa esprimersi al meglio. Molte persone all’interno della struttura contribuiscono ai risultati ottenuti sul campo dai calciatori. Paratici ha ricordato la sfida dell’anno precedente, quando arrivò con la Fiorentina a 6 punti dopo 16 partite, definendosi non un incosciente ma un coraggioso, convinto della possibilità di salvarsi e di costruire una squadra all’altezza della città.
Riguardo alla notorietà accumulata nella sua carriera, Paratici ha affermato di essere stato fortunato nell’incontrare persone che lo hanno aiutato a crescere. La notorietà gli ha permesso di migliorare, spingendolo a chiedersi come altri gestissero tale esposizione, dato che la sua vita non è stata affatto banale.
Le esperienze difficili hanno lasciato il segno, ma in senso positivo, contribuendo al suo miglioramento. Paratici si descrive come una persona proattiva, capace di mantenere l’equilibrio sia nei successi che nelle avversità, senza farsi eccessivamente influenzare dagli eventi e rimanendo sempre con i piedi per terra.
L’acquisizione di Cristiano Ronaldo è stata definita una mossa storica per lui e per il calcio italiano. Paratici ha sottolineato come il calibro del giocatore abbia contribuito ad elevare il brand, frutto di anni di successi della Juventus, inclusi Scudetti e due finali di Champions League. La presenza di Ronaldo garantiva stadi gremiti anche in trasferta, permettendo ai club ospitanti di aumentare il prezzo dei biglietti.
Sulla gestione della passione dei tifosi a Firenze, Paratici ha espresso gratitudine per l’accoglienza ricevuta, negando che la piazza sia difficile. Ha paragonato l’esperienza a quella all’estero, affermando che non esistono posti facili. La chiave del successo, secondo lui, risiede nello studio continuo, nell’aggiornamento e nel coinvolgimento delle persone. L’obiettivo è far sognare i tifosi, affinché vengano allo stadio con la speranza di vedere la squadra vincere e di essere entusiasti.
Riguardo alla crescente presenza di proprietà straniere nei club, Paratici ha osservato che queste portano una prospettiva diversa. Mentre in passato erano meno numerose, ora sono in aumento non solo nel calcio ma anche in altri sport. Ha sottolineato l’importanza di supportare queste società nel loro inserimento in Italia. Le proprietà straniere favoriscono un’apertura mentale, poiché approcciano il calcio in modo differente rispetto agli italiani, che tendono a concentrarsi maggiormente sul risultato immediato, mentre gli stranieri considerano anche gli impianti e altri aspetti.