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Mandragora, quattro anni a Firenze: record europeo e addio in sordina

L’addio di Rolando Mandragora alla Fiorentina è stato ufficializzato in chiusura di mercato. Quattro stagioni, un record di presenze europee e un contributo importante, ma un’uscita senza clamore.
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La volontà di un nuovo inizio è emersa chiaramente alla chiusura del calciomercato, con la Fiorentina che ha annunciato la cessione a titolo definitivo di Rolando Mandragora. Si è così interrotto il legame con il club viola, un addio avvenuto senza particolari celebrazioni per uno dei pilastri del ciclo Commisso. Rolando Mandragora, soprannominato Rolly, è stato una figura centrale nel quadriennio appena concluso.

Un segno indelebile nella storia

Quattro stagioni in maglia viola, dal 2022 fino a quest’estate, con il ritorno al Torino. Il suo bilancio con la Fiorentina parla di 196 presenze e 26 reti, di cui 16 in Serie A. Dal 2022 ad oggi, è il centrocampista con più gol segnati dopo McTominay e Calhanoglu, a cui si aggiungono 20 assist. Il suo contributo realizzativo è stato una costante, come dimostra il suo ruolo di vice-capocannoniere della squadra lo scorso anno con sette gol. Anche nei momenti difficili, è stato lui a caricarsi la squadra sulle spalle, con conclusioni dalla distanza, inserimenti o rigori guadagnati. Mandragora ha lasciato un’impronta significativa nella storia della Fiorentina, in particolare con le sue 55 presenze in Europa, un record per il club. Questo dato rappresenta la Fiorentina del periodo 2022-2026 e, di riflesso, Mandragora stesso: un giocatore che ha sviluppato una dimensione ben precisa, quella del centrocampista da Conference League. Le sue prestazioni in questa competizione sono state viste da molti a Firenze come un limite, un riflesso delle difficoltà della squadra nel compiere il salto di qualità, diventando spesso un capro espiatorio per una tifoseria che si sente superiore alla realtà sportiva degli ultimi venticinque-trent’anni.

Un leader silenzioso

A Firenze, il nome di Mandragora è stato spesso oggetto di discussione, con frasi come “Ma dove si vuole andare con Mandragora…”. Nonostante le critiche, lui non si è mai lasciato abbattere, anzi, ha dimostrato di comprendere profondamente l’ambiente. Ha evitato le polemiche sterili, ma si è messo in gioco nei momenti cruciali, sia nei post-partita più tesi, davanti ai microfoni, sia di fronte alla curva. Ha agito da leader nel ventunesimo secolo, indossando la fascia di capitano in campo e comunicando attraverso i social media. Si è sempre espresso con chiarezza, mostrando una lucidità e una capacità comunicativa notevoli. La sua presenza è stata costante durante le quattro stagioni, con oltre 40 presenze in ognuna di esse. Ha partecipato alle tre finali perse, alle rimonte contro il Betis e il Crystal Palace, segnando gol importanti come quello all’Atalanta in Coppa Italia e la rovesciata contro l’Empoli.

Il legame con Firenze

È probabile che, con il passare del tempo, la nostalgia renderà il ricordo di Mandragora ancora più vivido e apprezzato, portando anche i suoi detrattori a rivalutarlo. Nel frattempo, in attesa di un suo eventuale saluto ufficiale, il popolo viola gli ha già dimostrato grande affetto sui social. Questo affetto sarà tangibile sabato prossimo al Franchi, quando la Fiorentina affronterà il Torino, e Mandragora giocherà con la maglia granata. Molti tifosi sperano in un’accoglienza calorosa, senza fischi, ma solo con applausi, come riconoscimento per il suo impegno: “Ci sei stato quando non c’era nessuno”, scrivono alcuni. Altri ribadiscono il concetto “Chi la maglia ha onorato sempre sarà ricordato”, un motto che si addice perfettamente al 27enne campano. Sebbene per molti fosse il simbolo della mediocrità del progetto Commisso, descritto come lento e a volte impacciato, la sua partenza lascia un vuoto. Come direbbero i Simpson, “ecco che se ne va il miglior centrocampista viola degli ultimi quattro anni…

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